A CORTO DI “BANDIERINE” PER OCCUPARE LA SCENA POLITICA ED AVERE VISIBILITA’

MATTEO SALVINI TORNA ALLA ROTTAMAZIONE DELLE CARTELLE ESATTORIALI GIA’ “BANDIERINA” DELLA PROPAGANDA LEGHISTA. IL PROBLEMA DI SALVINI -BISOGNA CAPIRLO- E’ LA VISIBILITA’ POLITICA CHE GLI E’ VENUTA A MANCARE CON L’ASCESA DI GIORGIA MELONI A LIVELLO INTERNAZIONALE. MENTRE LUI INDOSSAVA LA CRAVATTA ROSSA PER OMAGGIARE TRUMP, SPERANDO DI ESSERE INVITATO ALLA CERIMONIA DEL GIURAMENTO, GIORGIA MELONI LO “OSCURAVA” INSTAURANDO UN RAPPORTO DIRETTO CON TRUMP RICEVENDONE, SUGGERITO DA MUSK, ESPLICITI APPREZZAMENTI POLITICI. DI RIFLESSO E DI CONSEGUENZA ACQUISTAVA ANCHE PRESTIGIO E CONSIDERAZIONE IN QUEL DI BRUXELLES DOVE CI SONO FONDATE PREOCCUPAZIONI PER I DAZI DOGANALI ANNUNCIATI DA TRUMP. A SALVINI NON E’ RIMASTO CHE ANDARE IN SPAGNA A FARE NUMERO NEI “PATRIOTI” SOVRANISTI CHE INTRALCIANO IL RAFFORZAMENTO DELLA UE. CI MANCAVA L’EPITETO DI “BIMBOMINKIA” RIFILATOGLI DAL SOTTOSEGRETARIO FAZZOLARI NELLE CHAT DI FRATELLI E SORELLE D’ITALIA. PER DI PIU’ NELLA LEGA LIEVITANO I MUGUGNI, IN VISTA DEL CONGRESSO CONTINUAMENTE RINVIATO. AUTONOMIA DIFFERENZIATA E TERZO MANDATO SONO FINITI SU UN BINARIO MORTO. CE N’E’ ABBASTANZA PER CAPIRE L’INQUIETUDINE E L’AGITAZIONE POLITICA DI CHI UN GIORNO, IN MUTANDE E CON UN MOJTO IN MANO, DA UNA DISCOTECA PUNTAVA SERIAMENTE AD OTTENERE I “PIENI POTERI”.

Estratto dell’articolo di Federico Capurso e Luca Monticelli per “La Stampa”

Stavolta Giancarlo Giorgetti non poteva dire di no a Matteo Salvini. Al Consiglio federale, che si è svolto ieri pomeriggio negli uffici leghisti di Montecitorio, arriva il via libera del ministro dell’Economia alla rottamazione decennale chiesta a gran voce dal vicepremier. Il titolare del Tesoro, che ancora non si era pronunciato pubblicamente sulla nuova sanatoria che il segretario del Carroccio definisce «emergenza nazionale», è intervenuto nel corso della riunione parlando di «una proposta sostenibile a cui il Mef sta lavorando», che sia attenta alle esigenze degli italiani e dei conti pubblici. Come la «cautela» di Giorgetti si sposi con le coperture della rottamazione quinquies non è ancora chiaro, visto che servono circa 5 miliardi, tre solo nel 2026. La soluzione sottoposta alla Ragioneria è di una sanatoria selettiva, non per tutti, che guardi ai contribuenti che non hanno pagato perché colpiti da problemi economici. Un’idea che si legge tra le righe di una dichiarazione del responsabile economico del partito, Alberto Bagnai: «Pensiamo a una proposta che permetta di raggiungere la pace fiscale per tutti quegli italiani che, in buona fede, si trovano oggi a doversi misurare con un contenzioso con l’erario». Da via XX settembre spiegano comunque che arrivare a dei parametri in questo senso non è semplice, e quindi alla fine la rottamazione potrebbe pure essere estesa a tutti, come le precedenti. Il problema sono i costi. Fratelli d’Italia e Forza Italia si aspettano di avere da Giorgetti qualche dettaglio in più sulle risorse che andranno a finanziare la sanatoria. Il vice ministro meloniano Maurizio Leo lo ribadisce: «Non siamo contrari, ma prima vanno trovate le risorse». […] Secondo quanto emerso al Consiglio federale, però, la base della nuova sanatoria leghista si aggira tra uno e due miliardi, molto lontana dunque dai cinque miliardi stimati. L’altra novità di giornata è il veicolo normativo: non più un progetto di legge che il Carroccio ha già depositato in Parlamento, ma un decreto da varare in primavera.[…] Il vicepremier trumpizzato vede sul fisco una possibile vittoria politica all’orizzonte: «Grande soddisfazione, all’unanimità è stato ribadito l’obiettivo di una rottamazione definitiva ed equa. Troveremo l’intesa con gli alleati, come sempre». Intanto, Salvini continua ad avvitare i bulloni del partito e a far slittare in avanti la data del Congresso, che si dovrebbe tenere nel primo fine settimana di aprile. Prima di questo appuntamento, arriveranno «tre grandi assemblee programmatiche»: in Veneto sull’autonomia e il buon governo; nelle Marche sul lavoro; in Campania su sicurezza, migranti e lotta alla criminalità organizzata. Un modo per provare a dare senso al progetto di Lega nazionale, ora che sotto il Po non ha più neanche un governatore e pochi, pochissimi sindaci. Sono tre regioni, poi, che andranno al voto nel prossimo autunno (Salvini chiede di spostare le Regionali al 2026, ma i suoi alleati non ne vogliono sapere).   […]  Per questo, durante il Federale, viene deciso che non potrà avere la tessera della Lega chi è anche iscritto all’associazione “Patto per il Nord”, creata dalla fronda di ex leghisti ribelli. Massimiliano Romeo, segretario del partito in Lombardia e capogruppo al Senato si dice contrario, avverte i presenti del rischio di allontanare i vecchi militanti della Lega. Tra gli iscritti al Patto per il Nord ci sarebbe anche il capo, Umberto Bossi. non una cosa da poco. Da via Bellerio si affrettano a precisare: «L’incompatibilità riguarderà tutti fuorché Bossi, che era e resterà nella grande comunità della Lega».