A Villa San Giovanni Fidapa e Belle Epoque omaggiano Saverio Strati: viaggio nella memoria di un grande autore calabrese

(fonte ilreggino.it)

La professoressa Benedetta Borrata ricorda il valore letterario e umano dello scrittore, attraverso una riflessione sulle radici e l’identità del Sud

Qualche giorno fa la Prof. Benedetta Borrata, durante un incontro Fidapa-Belle Epoque a Villa San Giovanni, alla presenza di numerosi invitati, ha ricordato l’intensa attività dello scrittore Saverio Strati, genius loci di Sant’Agata del Bianco, nato nel 1924. Dopo i saluti della Presidente della Fidapa, Michela Catanese, e della Vicepresidente della Belle Epoque, Dina Marcianò, nella Sala della Belle époque, la Prof. Benedetta Borrata, conversando con la Prof. Giovanna Tripodi, inizialmente ha posto l’accento sull’Autopresentazione di Saverio Strati, in cui lo stesso autore, rievocando la sua adolescenza e la sua giovinezza, aldilà delle difficoltà economiche, ne parla come di una stagione positiva per aver acquisito valori importanti su cui ha organizzato felicemente la sua cifra di scrittore. L’autore, con la sua ricca produzione, apprezzata inizialmente dal critico Giacomo Debenedetti, si è imposto nella letteratura del Novecento anche con importanti riconoscimenti come il Premio Campiello del 1977, con il romanzo Il selvaggio di Santa Venere.

La Prof. Borrata ricorda ancora che Strati eredita dall’Ottocento romantico l’attitudine ad esprimersi attraverso compiute caratterizzazioni dei protagonisti dei suoi romanzi, ma è sempre figlio del suo tempo, lettore di aspetti difficili della storia, soprattutto del Sud. La sua scrittura si traduce in realismo antropologicofilosofia di vita, filosofia dell’essere, con un linguaggio ricco di apporti grecanici, di termini dialettali, espressivi di immediatezza della quotidianità. La forte presenza del linguaggio popolare può esser vista come spinta, anche dopo le vicende belliche, a una produzione di scrittura-documento, come presa di coscienza di realtà diverse all’interno di una stessa nazione e di diverse identità regionali da salvaguardare anche attraverso la lingua.

Il discorso della Prof. Borrata è arricchito di riferimenti critici, già evidenziati nel suo saggio Il pianeta e la formica. Architettura poetica di Saverio Strati, in cui alla fine è riportata un’originale conversazione della stessa professoressa con l’autore, avvenuta durante un viaggio in treno da Reggio Calabria a Firenze. Alla domanda sul perché avesse lasciato la sua regione e come fosse diventato fiorentino d’adozione, risponde che gli è toccato fare «l’uccello migratore per preparare la mia tesi di laurea sulle riviste letterarie d’avanguardia del Novecento. Firenze, per un giovane dell’estremo sud era un grande richiamo culturale. In quella fase ho capito che, allontanarmi dalla mia regione, mi avrebbe aperto nuovi orizzonti e avrei acquisito una diversa sensibilità per comprendere meglio la realtà del mio sud».