
(nella foto Vittorio Pecoraro segr. prov. PD)
Presso l’Hotel San Francesco di Rende, location preferita per i convegni politici, si è tenuta la molto annunciata assemblea del circolo PD dichiaratamente aperta a quanti erano interessati a conoscerne la posizione. Il colpo d’occhio, entrando in sala, non induceva all’ottimismo. Meno di 100 sedie predisposte non tutte occupate e soprattutto con marcate presenze esterne, comprensive anche di osservatori e giornalisti in servizio attivo. Ma al di là del numero dei partecipanti all’assemblea c’era molta attesa per le comunicazioni del segretario provinciale Pecoraro, il quale introduceva il suo intervento precisando che parlava a nome del PD nazionale, regionale e provinciale. Nel merito del suo intervento, al di là delle affermazioni di circostanza, nel non porre veti e non accettare veti nell’indicazione delle candidature, la sollecitazione era per un tavolo intorno al quale riunire tutte le forze che si riconoscono nel centrosinistra, organiche o meno, interessate a trovare una soluzione che porti il centrosinistra a battere il centrodestra e le liste civiche variamente mascherate. Ma quando Pecoraro ha cominciato a sfiorare il problema delle candidature e delle autocandidature alla carica di primo cittadino, si è subito colto il senso e la finalità di quell’assemblea. In linea con le affermazioni fatte in occasioni precedenti, in cui il segretario provinciale del PD affermava che nessun accordo era possibile con chi aveva alimentato il comitato del no sulla città unica e che non potevano essere prese in considerazione autocandidature, il richiamo era ai socialisti di oggi e ai socialisti di ieri, nel senso che sono tempi, per Pecoraro in cui non c’è un socialista al Quirinale e nemmeno un socialista a Palazzo Chigi, a voler significare che i socialisti non hanno il peso politico oggi per imporre un loro candidato. E per essere più esplicito, non volendo o non riuscendo a fare il nome di Sandro Principe, ha evocato la figura del presidente francese Francois Mitterand, socialista, che seppe fare un passo indietro in considerazione di impedimenti e preclusioni che ostacolavano il suo percorso politico. Un invito, quindi, quanto mai inequivocabile a Sandro Principe di farsi da parte, senza però fornire alcuna motivazione politica se non la necessità di andare a un candidato di superamento per poter aggregare il maggior numero di consensi intorno ad una candidatura cosiddetta “condivisa”. Lo scivolone politico è avvenuto subito dopo, nel passaggio in cui il segretario provinciale del PD ha ammonito che, se si va divisi oggi alle amministrative di maggio, sarà difficile andare uniti alle elezioni regionali. Un ricatto, più che un monito, ai socialisti pronti a sostenere la candidatura di Sandro Principe. A questo punto il gioco è diventato scoperto, l’obiettivo del PD quanto mai chiaro e la prima reazione è venuta con l’intervento di Mimmo Talarico, leader di Attiva Rende, che veniva dato in forse circa la tenuta dell’alleanza con Federazione Riformista, entità politicamente organizzata che fa capo a Sandro Principe. Con senso di realismo Mimmo Talarico, dopo aver ringraziato dell’invito a partecipare all’assemblea, pur condividendo il principio che uniti si vince e divisi si perde, ha invitato le forze progressiste di centrosinistra a prendere atto che la candidatura di Principe esiste, è sul campo, va considerata e discussa. E’ stato quello di Talarico l’intervento più significativo e rilevante per le decisioni che bisognerà prendere, tenuto conto che le formazioni progressiste fra cui AVS, M5S, Rifondazione Comunista e Attiva Rende avevano comunicato di non partecipare all’assemblea aperta del PD. Con un breve intervento Enza Bruno Bossio ha allertato la platea sulle manovre del centrodestra di ottenere il controllo politico dell’Unical, del policlinico universitario e delle potenzialità economico-produttive di Rende. A conclusione della serata, preso atto anche delle smentite personali dell’ex rettore Gino Crisci e dell’esperto di fondi comunitari Giovanni Soda circa la loro candidatura a sindaco, lo scenario politico rendese restava quanto mai frammentato e senza certezze se non quella della candidatura dell’ingegner Marco Saverio Ghionna, presidente dell’ordine degli ingegneri, decisa dai vertici romani del centrodestra. A fare chiarezza e ad accelerare la formazione degli schieramenti e delle candidature sarà l’annunciato “incontro con la città” di Sandro Principe programmato per lunedì 24 all’Hotel San Francesco. Altra certezza di cui è difficile dubitare è che il sindaco si deciderà al secondo turno e molto dipenderà dalla cautela che si avrà nel non “avvelenare i pozzi” nel primo turno per poter avere possibilità di manovra al secondo. Al momento dentro le coalizioni, dentro le appartenenze, dentro i segmenti del comitato per il no, dentro le liste civiche in elaborazione, continuano gli scontri e le ambizioni e, come si ironizzava una volta, quando Rende era al centro di combattute scadenze politiche, venti di guerra anche oggi soffiano sul Campagnano. Numeri alla mano mai come oggi il risultato finale è nelle mani dei cittadini di Rende non condizionati dalle appartenenze e dalle cordate di potere.