
(nella foto l’incontro di Principe all’Hotel San Francesco)
C’era la folla delle grandi occasioni ad attendere Sandro Principe in quello che era stato annunciato come “incontro con la città”. Accoglienza calorosa che ha sorpreso lo stesso Principe, visibilmente commosso, ma è subito prevalsa sulla commozione la ragione politica dell’incontro. Ci si attendeva la formalizzazione della sua candidatura a sindaco ma, da consumato politico, Principe è partito dal basso come vuole una democrazia dai tempi di Pericle. Principe ha parlato di un suo “contributo” alla competizione elettorale non potendosi sottrarre alle sollecitazioni che gli vengono da comuni cittadini che lo fermano per strada. Sarà pure un artificio retorico ma da il segno di una candidatura che, se si concretizzerà, nasce dal basso cioè dal corpo sociale della città e non dai partiti. Una indicazione a voler significare che ad avere in mano il risultato della campagna elettorale sono i cittadini di Rende e non le oligarchie e gli apparati di partito. Non che i partiti del quadro politico rendese non abbiano alcun peso ma, realisticamente, almeno ai blocchi di partenza contano i numeri e, per quanto riguarda l’area progressista o di centrosinistra largo, i numeri dicono che il PD, al di là del prestigio, non ha la forza per dettare le regole del gioco e meno che mai il nome del candidato a sindaco. A seguire, sempre numeri alla mano, non hanno maggior forza contrattuale i partiti di area in ogni caso chiamati ad un ruolo gregario. Principe in ogni caso non ha “chiuso” a possibili “incontri”, intendendo che non ha preclusioni nei confronti di nessuno ma, per storia personale e radicamento politico, intende trattare alla pari. Tuttavia la novità da cogliere nel lungo discorso di Principe, segnato anche da notazioni storiche è la sfida lanciata ai suoi potenziali avversari e cioè di confrontarsi sulle grandi questioni che ruotano intorno al risultato elettorale della consultazione amministrativa. Non ho pregiudizi -ha affermato Principe- nei confronti della politica che ha come location pizzerie, ristoranti e bar ma Rende merita una campagna elettorale di alto profilo perché il suo ruolo nell’area urbana, nella provincia e nella regione è quello di agire come “motore” di un nuovo percorso di crescita dell’intera area urbana. E’ qui è stato facile per Principe elencare le priorità che dovrà affrontare la nuova amministrazione che si insedierà alla guida del comune. Dal rapporto privilegiato con l’università alla politica dei musei e delle chiese, Principe ha spaziato, con l’angolazione di un drone, sulla situazione di degrado in cui, a suo avviso versa Rende a conclusione del ciclo politico che ha portato allo scioglimento del consiglio comunale per presunte infiltrazioni mafiose. In un passaggio del suo discorso Principe ha fatto riferimento alle cicatrici che non solo metaforicamente la politica ha lasciato sul suo corpo, alcune rimarginate altre umanamente non rimarginabili. Sandro Principe ha sempre sostenuto che Rende e i rendesi non meritavano l’oltraggio dello scioglimento del consiglio per infiltrazioni mafiose perché la politica a Rende, anche nelle sue degenerazioni più esecrabili, non ha mai avuto bisogno della criminalità per affermarsi e legittimarsi. Una ferita aperta per Principe, quella dello scioglimento per infiltrazioni mafiose, che si può chiudere soltanto restituendo a Rende, per come merita, prestigio e dignità. Principe non ha fatto espliciti riferimenti alla campagna referendaria contro la fusione dei tre comuni, di cui è stato protagonista, ma ha rivendicato per Rende la sua identità storica che Principe fa risalire alla leggenda di tre guerrieri troiani naufragati a San Lucido e riparati laddove oggi risiede la comunità rendese. Immancabile quindi, il richiamo alle condizioni in cui versa il centro storico che Principe ha sempre visto come centro propulsore di un turismo religioso e culturale che avrebbe meritato maggiore considerazione da parte delle amministrazioni che si sono succedute. Per concludere, possiamo dire che l’incontro di Principe con la città lascia aperte tutte le soluzioni possibili in termini di alleanze e di programmi condivisi ma la sfida ai suoi potenziali avversari è sul piano della competenza e della cultura di governo, come a dire che in una campagna elettorale ci può stare tutto, anche una legittima pressione per un ricambio generazionale, ma tale ricambio non può essere invocato su basi anagrafiche ma sulla competenza e sul merito. Rende rappresenta il futuro dell’aria urbana, Rende ha sul suo territorio il campus di una università che per ricerca scientifica e didattica è entrata a far parte delle più prestigiose classifiche a livello mondiale. Il campus universitario è destinato anche ad ospitare il nuovo policlinico che, insieme alla facoltà di medicina andranno a stimolare dinamiche di servizi e di collegamenti che soltanto una macchina amministrativa attrezzata e competente potrà garantire. Rende ha un’area industriale che deve dare un futuro di lavoro alle nuove generazioni sempre più in fuga verso un altrove dove costruirsi un progetto di vita. Rende, ci è sembrato di capire, è chiamata a realizzare, con un ruolo di primo piano, qualcosa di più della fusione dei tre comuni, coinvolgendo Montalto e l’hinterland più prossimo all’area urbana. Va bene la passione politica, va bene lo spirito di appartenenza, va bene anche l’aspirazione a capitalizzare esperienze politiche recenti e meno recenti ma -questo il senso della sfida di Principe- al netto di tutte le ambizioni, familistiche o di cordata, bisogna avere una visione di ciò che dovrà essere Rende una volta uscita dalla gestione commissariale. In tal senso non è mancato l’invito di Principe alle forze di centrodestra a superare le contrapposizioni del referendum sulla città unica e a confrontarsi su obiettivi che vadano al di là dei confini amministrativi oggi esistenti e che vanno superati, sia pure col passaggio intermedio della “unione dei comuni”, per offrire come area urbana modelli di sana amministrazione ed alta qualità dei servizi.