
(di Massimo Maugeri – fonte AGI)
Anche 4 anni di reclusione (che non sconterà in carcere) per la leader dell’estrema destra francese, riconosciuta colpevole di appropriazione indebita di fondi pubblici
Quattro anni di carcere e cinque di ineleggibilità con effetto immediato. È il verdetto del Tribunale di Parigi nei confronti della leader dell’estrema destra francese Marine Le Pen e altri 8 esponenti del Rassemblement National, giudicati colpevoli di appropriazione indebita di fondi europei. La decisione dei giudici di condannare Le Pen a cinque anni di ineleggibilità con effetto immediato esclude di fatto l’esponente del RN dalla corsa presidenziale del 2027.
I giudici hanno condannato Le Pen a quattro anni di carcere, di cui due con sospensione condizionale, e a una multa di 100.000 euro. La leader del RN ha deciso di ricorrere in appello e il suo futuro politico rimane legato alle decisioni dei magistrati: se ci fosse un nuovo processo nel 2026 e Le Pen venisse assolta avrebbe ancora la possibilità di candidarsi nel 2027. Altrimenti la corsa per l’Eliseo sarebbe sbarrata.
La sentenza ha scatenato un terremoto non solo nella politica francese. La primissima reazione a caldo è arrivata da Mosca, con il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov che a strettissimo giro ha parlato di “violazione delle norme democratiche”. Solidarietà a Le Pen anche da Viktor Orban (‘Je suis Marine’, ha scritto il premier ungherese sui social) da Matteo Salvini che definisce la sentenza “una dichiarazione di guerra da parte di Bruxelles” e dal leader dell’ultradestra spagnola Santiago Abascal, leader di Vox.
In generale tutta l’estrema destra europea manifesta solidarietà a Le Pen. L’Ecr, il gruppo di Giorgia Meloni al Parlamento europeo, parla di “sospensione dello stato di diritto”.
Ma è naturalmente in Francia che la sentenza avrà le principali ricadute. Per Jordan Bardella, considerato il delfino di Le Pen e colui che probabilmente correrà per la presidenza della Repubblica se la leader dovesse dare forfait, “è la democrazia francese che è stata giustiziata”. Critiche all’esclusione di Le Pen dalla corsa presidenziale arrivano anche dalla destra repubblicana e perfino dall’ultrasinistra di Jean Luc Melenchon, secondo cui “la decisione di rimuovere un rappresentante eletto dovrebbe spettare al popolo”.
Secondo i magistrati la pronuncia di una sentenza di ineleggibilità per Le Pen è stata “necessaria” per la “gravità dei fatti”, per la loro “natura sistematica”, “la loro durata”, “l’entità dei fondi sottratti” ma anche per “lo status di rappresentanti eletti” delle persone condannate e “l’attacco alla fiducia pubblica e alle regole del gioco democratico”.
I giudici hanno dimostrato che il Rassemblement National (ex Front National) ha pagato tra il 2004 e il 2016 con fondi europei degli assistenti parlamentari “fittizi” che in realtà lavoravano per il partito. I nove eurodeputati sono stati giudicati colpevoli di appropriazione indebita di fondi pubblici, mentre dodici assistenti sono stati condannati per ricettazione.
l Rassemblement National adesso spera nell’appello. Ma secondo la ricostruzione dei media francesi il ricorso sospenderebbe la pena detentiva e la multa, ma non avrebbe alcun impatto sul divieto di “ineleggibilità”, che nel frattempo rimane in vigore. Difficilmente l’appello sarà discusso prima del 2026, lasciando l’estrema destra in un prolungato periodo di incertezza sulla capacità di Le Pen di candidarsi alle elezioni del 2027, e in una posizione di svantaggio rispetto agli avversari politici che invece sarebbero in piena campagna elettorale.