ELEZIONI A RENDE

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Si va per bande

La fase di stallo che si è verificata a Rende nelle intense trattative per individuare e concordare le candidature e le alleanze per l’elezione del sindaco e il rinnovo del consiglio comunale riflette, più che una crisi della politica in senso lato, il ripiegarsi della politica nei rissosi paradigmi delle appartenenze e delle carriere. Ci sarebbe cioè uno scadimento della politica, una mancanza di visione -si direbbe oggi- di quello che dovrà essere il futuro di Rende nella possibilità di esplicare tutte le sue potenzialità. C’è il rischio, cioè, come osserva sul Quotidiano del Sud Ettore Iorio, che il confronto politico a Rende degeneri in un conflitto di consorterie, variamente ispirate e motivate, che hanno come unico obiettivo quello di occupare una postazione nella governance comunale. Una sorta di “assalto alla diligenza”. C’è in effetti una frammentazione del quadro politico generale che non risparmia nemmeno gli schieramenti ctradizionali del centrodestra e del centrosinistra. E’, anzi, la frammentazione di questi due schieramenti che darebbe luogo alla proliferazione di liste civiche che altro non sarebbero se non maschere di occasione per non restare fuori dalla competizione. I tavoli delle trattative sono ormai diventati permanenti perché il tempo stringe e liste e candidature vanno comunque preparate. Nel caso di Rende, a fronte delle difficoltà che si incontrano a concordare alleanze e candidature, va tenuto presente che Rende esce da una consultazione referendaria sulla città unica che ha disarticolato i vecchi equilibri politici fra e dentro le coalizioni. Il cosiddetto “comitatone”, che si è battuto per la non “annessione di Rende” a Cosenza, ha dato luogo alla formazione di un soggetto politico plurale che, al di là delle appartenenze di provenienza politica, ha fatto massa critica conseguendo il risultato che ha sconfitto nelle urne il progetto di fusione dei tre comuni. Accantonata, ma non chiusa, la prospettiva della città unica è diventato complicato e poco agibile tornare alle vecchie appartenenze anche perché, nella battaglia del comitato, sono maturate posizioni politiche che ora si vuole valorizzare nella competizione per la guida del Comune. Ecco perché, a quanto è dato sapere, il “comitatone” si è frammentato in sottoraggruppamenti che non hanno un obiettivo condiviso se non quello di diventare rappresentanza politica in consiglio comunale. Ne consegue che la frammentazione politica non può che generare avventurose aggregazioni che si muovono in assenza di un progetto credibile per la città. Ettore Iorio, nello scadimento qualitativo di queste frange politiche, intravede il rischio che la competizione elettorale, in tutte le sue componenti politiche, non realizzi quel “risorgimento” di cui Rende necessita dopo lo scioglimento del consiglio comunale e la gestione commissariale. E qui torna il monito o l’auspicio di Sandro Principe che, senza scomunicare la politica coltivata nelle pizzerie e nei bar,invita a tenere alto il livello del confronto. Rende ne ha bisogno per recuperare efficienza dei servizi, qualità della vita e l’immagine soprattutto di una città che non è e non sarà mai terreno di conquista della criminalità variamente organizzata. I retrobottega della politica hanno avuto sempre un loro ruolo nella preparazione di una campagna elettorale ma alla fine è sempre prevalsa la saggezza, l’esperienza e la responsabilità di chi ha imparato che alla politica non si può chiedere tutto ma che bisogna comunque garantire un livello minimo di competenza e affidabilità. Sullo sfondo della consultazione amministrativa si muovono le ombre di chi già lavora alle rendite elettorali che riguardano sia il consiglio regionale che il parlamento nazionale. Ma per il voto di maggio c’è bisogno di una visione di scenario che restituisca a Rende il suo ruolo imprescindibile nell’area urbana, il suo legame simbiotico con l’Università, cui ha già dato tanto, e soprattutto una vita democratica attraverso la quale i cittadini, sconfessate nelle urne le ambizioni di minoranze frustrate in cerca di nuove collocazioni, si possano riconoscere nella rappresentanza politica chiamata a governare la città. Al momento, considerando già definite e semiufficiali le candidature di Sandro Principe e di Marco Ghionna, si va per “bande” ma non è detto che siano destinate ad incidere sul risultato finale. Molto dipende dalla partecipazione al voto. Anche in una consultazione elettorale di tipo amministrativo la collettività dei cittadini ha la responsabilità di scegliere e selezionare una élite di governo. Se la qualità degli eletti sarà bassa e scadente, nessuno si chiami fuori perché anche l’astensione è un voto di complicità se fa vincere chi non ha esperienza e competenza per governare la città.